2 mag 2012

RIFIUTI: SCHIO PRONTA AD ANDARE OLTRE


Schio verso rifiuti zero? Se diamo retta a quanto ha dichiarato di recente l’ assessore all’ambiente (nel 2011 differenziata +3% e rifiuti prodotti -4,5%) il risultato è “a portata di mandato”.
Si tratta di una gran buona notizia rispetto a quanto emerso quattro mesi fa in dichiarazioni che, riferite a dati del 2010, affermavano ben altro.
Due sono le possibilità: o sono cambiati i criteri di calcolo oppure, come io credo, le difficoltà economiche delle famiglie riducono i consumi e in più noi scledensi siamo così sensibili al tema che senza nemmeno un euro di propaganda riusciamo a fare meglio degli altri.
Il sistema di raccolta adottato da qualche anno a Schio sembra andare nella giusta direzione, ciononostante ci chiediamo quando la nostra amministrazione si mobiliterà e ci mobiliterà per ridurre e riciclare fino al mitico risultato di "rifiuti zero".
Da tempo il Partito Democratico a Schio sostiene la necessità di un piano ben predisposto per farci rientrare a pieno titolo nel club dei cittadini virtuosi del mondo, visto e considerato che il trattamento dei rifiuti è radicalmente cambiato da quando abbiamo costruito (25 anni fa) un inceneritore.
I costi crescenti delle materie prime, in particolare del  petrolio, impongono sempre maggiori riduzioni degli sprechi, al punto che riciclare un barattolo vuoto oggi è diventata una necessità e quindi anche un business.
Dobbiamo tenerlo a mente se vogliamo sintonizzarci con il presente e non galleggiare su idee del passato con lo sguardo girato dall'altra parte.
Nel Veneto in pochi anni la raccolta differenziata è salita a percentuali considerevoli quasi ovunque, anche in provincia di Vicenza.  La media regionale è del 60% ma un grande numero di comuni  è arrivato al 70 %, alcuni sono vicini all’80%.
Resta chiaro che ad oggi, a meno di radicali mutamenti nella filiera produttiva e distributiva, circa il 20% dei rifiuti non è ancora facilmente riciclabile e perciò andrebbe almeno trasformato in energia secondo i dettati europei.
Ricordando che il nostro impianto non inquina, mentre invece sono le discariche ad essere il problema ambientale più grave,  occorre una gestione politica che non può restare a dimensione  locale.
Ca’ Capretta a regime trasformerà in energia 80 mila tonnellate di rifiuti annui.
Questo sarebbe il quantitativo che avanza se tutta la provincia di Vicenza (360 mila tonnellate nel 2010) raggiungesse un virtuoso 77%  di differenziata, rinunciasse alle discariche e riducesse ancora del 5%  i rifiuti prodotti. Il cerchio sarebbe a quel punto chiuso.
Va da sé che questo schema non lo può definire da sola AVA (gestore impianto incenerimento) o il Comune di Schio, e nemmeno l’Alto vicentino.
L’attività degli impianti come Cà Capretta, va pianificata in regione e gestita in ambito provinciale, integrata in un sistema complessivo in grado di fare realmente la differenza.
Producendo meno rifiuti il bacino di raccolta deve essere più grande di quello attuale. E’ inevitabile.
Non esiste altra soluzione: Km quasi zero anche per i rifiuti e processi integrati, pianificati su scala regionale.
Molti politici locali e provinciali su questo fanno orecchie da mercante, ma oggi è necessario che tutti i gestori di impianti di trattamento rifiuti della nostra provincia condividano un ciclo unico.
Non possiamo tenere l’inceneritore sotto il cuscino di casa nostra, quel tempo è finito, anche la vicenda dell'ospedale di Santorso dovrebbe averci insegnato la lezione.
Per concludere, mi aspetto che la amministrazione scledense inizi subito una campagna per insistere nella riduzione dei rifiuti prodotti e per aumentare ancora la differenziata.
Condividere di più la gestione dell’impianto presente nel nostro territorio, visto che offriamo un servizio provinciale, qualche cosa in cambio ci dovrebbe portare.
Prima finiremo con le discariche, prima avremo fatto un passo verso il futuro.



26 marzo 2012

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