di Adriano Barrì, Angelo Drusiani, Pieremilio Gadda | Corriere della Sera
Le perdite
Forse non sarà più come prima. O forse sì.
Ma adesso è impossibile dirlo. La guerra contro il coronavirus — il paragone bellico è giustificato, purtroppo, dalla dolorosa conta delle vittime e dal tenore delle misure emergenziali — lascerà traccia nelle nostre vite di cittadini e di lavoratori. E anche di investitori. In un mese, Piazza Affari ha perso il 40% della capitalizzazione di Borsa (dato al 18 marzo), il paniere europeo è a -37%, Wall Street fa -31%. L’indice Vix che misura la volatilità attesa dell’S&P500 è schizzato sopra gli 80 punti, rievocando il dopo Lehman Brothers. Chi veste i panni dell’investitore — dimenticando, per un momento, le drammatiche implicazioni umane e sociali della crisi sanitaria — può iniziare a chiedersi se una correzione così drastica non apra la strada a un’occasione d’acquisto.corriere
Il ballo dei listini
«Nelle prossime settimane non si può escludere un ulteriore test dei minimi raggiunti nei giorni scorsi», premette Emilio Franco, ad di Mediobanca sgr. «Ma la violenza e la velocità della caduta hanno pochissimi termini di paragone nella storia dei mercati finanziari. Vengono in mente il 1929, il 1987 e il 2008. Se l’orizzonte di riferimento è di almeno un anno non c’è dubbio che il crollo dei prezzi presenti delle opportunità» (vedi esempi nei tre box). A una condizione: «Oggi facciamo i conti con un mercato vulnerabile, segnato da alcuni gravi malfunzionamenti, primo tra tutti l’illiquidità che ha paralizzato quasi tutte le classi di attivo. Chi entra oggi deve sapere che i listini continueranno a ballare per almeno un mese e mezzo o due», calcola Andrea Delitala, head of investment advisory di Pictet am. È questo, nella migliore delle ipotesi, spiega, il tempo necessario per raggiungere il picco del contagio, almeno in Europa. Dopodiché, in ogni caso, il ritorno dell’attività economica ai livelli pre-crisi non sarà immediato.
Assestamenti
«I mercati all’inizio credevano di avere a che fare con uno choc prevalentemente regionale, in Cina, accompagnato da una crisi dell’offerta — per l’interruzione delle catene di fornitura globali — e con effetti pesanti nel breve, ma efficacemente contrastabili con misure monetarie e fiscali. Si sono ritrovati a fare i conti con il timore di una crisi globale della domanda e dell’offerta e con effetti più duraturi. Il cambiamento di paradigma si è tradotto in un riprezzamento violento, amplificato dal senso di incertezza personale», spiega Franco. Ora si tratta ci capire se la ripresa sarà a V — un collasso seguito da un rimbalzo vigoroso — oppure a U, con una fase più lunga di assestamento. Il mercato già sconta una recessione di media entità. «Basti pensare che il calo della capitalizzazione di Borsa subito dall’Euro Stoxx — calcola Franco — è pari a cinque volte tutti gli utili generati dalle imprese europee nell’intero 2019. Se questa si trasformasse in una recessione profonda, a causa di un’insufficiente risposta dei policy maker, i listini potrebbero perdere un altro 10/15% da questi livelli. Un avvitamento è però ora meno probabile alla luce degli interventi eccezionali di questi giorni, sul fronte monetario e fiscale. Dopo un calo temporaneo ci sarà una ripartenza. Le imprese ricominceranno a fare profitti».
Segnali da decifrare
Goldman Sachs ha calcolato che in occasione delle precedenti 11 recessioni Usa, l’S&P500 abbia perso in media il 30% (il peggiore crollo fu nel 2007-09, -57%). Sei mesi dopo aver toccato il fondo, Wall Street guadagnava già, in media, il 26%. La stessa banca d’affari americana ipotizza che l’S&P500 possa scivolare fino a 2000 punti a metà anno (-16% dai valori attuali), per risalire fino a 3300 punti in 12 mesi, + 37%. Nello stesso arco di tempo, l’Europa farebbe +28%. Nel caso quali Borse scatteranno per prime? «Il mercato sembra disposto a premiare i paesi che hanno già vinto la battaglia contro il virus», osserva Delitala. «La Cina — che per la prima volta il 19 marzo non ha registrato nuovi contagi — potrebbe essere favorita. Poi l’Europa, e a seguire gli Usa». Cosa può rimettere le Borse in carreggiata? Ovviamente servirebbe un chiaro segnale di successo in Europa nel contenimento dell’infezione, con una stabilizzazione della curva di contagio. O magari la scoperta di una terapia medica efficace. Secondo Franco, probabilmente siamo sulla strada giusta per portare i listini su un sentiero di ripresa sostenibile, «grazie al crescente coordinamento delle iniziative di stimolo fiscale a livello europeo e globale, puntellate da eccezionali iniziative delle banche centrali che dovrebbero dare ancoraggio alle emorragie di fiducia». Insomma la ripartenza potrebbe esserci.
Le cedole dei 20 big/1
Il Covid-19 mette il turbo ai dividendi. Ma il futuro è pieno di incertezze. Prima dell’esplosione dell’epidemia in Italia gli investitori si apprestavano a iniziare la stagione della raccolta delle cedole. Una mietitura che si annunciava tra le più generose degli ultimi anni. Il rendimento delle cedole dei titoli di Piazza Affari, che pre-crisi sanitaria, trattava sui massimi degli ultimi 10 anni, restava intorno al 4% con punte non distanti dal 10% come nel caso di Intesa Sanpaolo, Eni ed Fca. Quest’ultima programmando anche la distribuzione di una cedola straordinaria in vista dell’aggregazione con Peugeot. Il crollo seguito al 21 febbraio non ha fatto altro che alzare i redimenti su livelli, forse irripetibili, considerato che il bilancio 2020 sconterà una recessione. La flessione media del mercato italiano del 30% ha così spinto in alto i rendimento su livelli ben oltre il 10%. E nessuno, sinora, ha rivisto i propri programmi di distribuzione degli utili. Confermate, per ora, anche le assemblee dei soci a cui spetta l’ultima parola per decidere su importo e stacco.
Le cedole dei 20 big/2
L’Economia del Corriere ha confrontato tutte le società di Piazza affari con oltre 1 miliardo di euro di capitalizzazione. Sono state selezionate le prime 20 per rendimento della cedola pre crisi sanitaria confrontando le cedole prima e dopo il 21 febbraio. Dal quartier generale di Intesa Sanpaolo non sono arrivate marce indietro. Anzi, è confermata l’assemblea del 27 aprile in via telematica. La riunione è importante non solo per l’approvazione del bilancio 2019, ma anche per l’ aumento di capitale per emettere le nuove azioni a favore dell’offerta pubblica di scambio per Ubi Banca. Anche Eni non fa marcia indietro sul dividendo nonostante la revisione delle stime sui prezzi del prezzo del petrolio e del piano 2020-21 con il ritiro del programma di buy back da 400 milioni. Nel frattempo l’ad Descalzi, in scadenza, ha acquistato 30 mila azioni per 200 mila euro.
Titoli di Stato molto brevi
Da meno 0,5% a quasi 1% in tre settimane. Passando da livelli anche superiori all’1,5% prima che la Bce annunciasse il bazooka da 750 miliardi. Sono i rendimenti dei titoli di Stato più brevi, con scadenza compresa tra 39 giorni e 38 mesi, che a causa dell’effetto del virus sono scivolati sotto 100 per quanto riguarda i prezzi e hanno riguadagnato il segno più davanti ai rendimenti. Ci sarà chi si chiede perché manchino nella tabella i Bot o i Ctz. La risposta è semplice: meglio i Btp con scadenze analoghe (quello che rimborsa nel maggio 2020 è quasi come un Bot trimestrale o un pronti termine) perché hanno un maggior grado di liquidità nel mercato al dettaglio, quello dove, volendo, si scambia anche solo un titolo da mille euro. A lato di ogni emissione c’e’ un’indicazione, che aiuta a collocare il Btp nella mappa delle cedole e delle opportunità. Il più lungo, quello che scade nel maggio 2023, il 21 febbraio costava 101 e aveva un rendimento negativo dello 0,05, oggi costa 97 e rende lo 0,95%. Un guaio se ci mettiamo (e ce la dovremo mettere) la casacca da contribuenti. Il conto del maggior spread di questi giorni, secondo l’Osservatorio sui conti pubblici dell’Università Cattolica di Milano, ha già superato i 3 miliardi. Un’opportunità se ci possiamo mettere quella degli investitori, senza rischiare nemmeno troppo visto che parliamo di scadenze al massimo triennali e che la Bce è in campo. E interviene. La nota a margine di ognuno delle 10 emissioni segnalate fa anche il conto delle cedole che si incasseranno da qui a scadenza. Nel caso del Btp luglio 2022 ne mancano quattro. Numero che aumenta per le durate successive, più lunghe ancora. Il confronto con le quotazioni del 21 febbraio scorso non è casuale, perché è dal lunedì 24 successivo che la pandemia ha fatto aumentare il differenziale di rendimento tra Btp e Bund tedesco. Un movimento che ha riportato indietro l’orologio delle spread anche fino al settembre 2013. In passato chi ha scommesso sul ritorno alla normalità dei Btp è stato premiato. Ma nulla è garantito. Anche questo va ricordato.
Btp e Bond lunghi, anche perpetui
Ben più accentuato è l’effetto virus sui valori di scambio sia dei Btp con durata media e lunga, fino alla scadenza trentennale, sia sulle emissioni societarie, una bancaria, Mediobanca, e l’altra automobilistica, Volkswagen. Ambedue sono obbligazioni subordinate (le più rischiose), ma con taglio minimo sottoscrivibile di mille euro. Accessibile a tutti, a condizione che il profilo di rischio (Questionario Mifid II) lo consenta. Sulla quotazione dell’emissione tedesca il virus si è abbattuto con violenza: più di dieci punti persi. E, in compenso, più che triplicato il rendimento passato in tre settimane dall’1,98% a oltre il 7%: quest’ultimo è calcolato sulla base dell’ipotetico rimborso al 20 marzo 2022, la prima «finestra» (ma non assicurata) per chi sceglie il bond. Meno vistoso l’effetto sul rendimento del Btp trentennale, passato dall’1,92% al 2,38%, con un calo di prezzo da 112 a 101, complice anche la presenza della Bce tra gli acquirenti. Pure per questi titoli è interessante verificare quante cedole riscuote chi investe in Btp: si arriva a oltre sessanta, se si opta per la scadenza 2050. La selezione dei dieci bond nella tabella dei «lunghi» va da una scadenza minima di 4 anni e 101 giorni ad una massima «perpetua», nel caso del bond societario di Volkswagen. A questi prezzi inserirne una quota in portafoglio potrebbe rappresentare una buona strategia. Ma bisogna, appunto, avere spalle larghe rispetto al rischio. Il Btp 2030 e il Btp 2036 sono strumenti adatti al trading (compravendita ravvicinata per guadagnare sulle forti oscillazioni dei prezzi) e ora tornano interessanti per l’accredito del flusso cedolare semestrale. Una strategia che fino a poche settimane fa era poco praticabile per l’eccessiva caduta dei rendimenti. Sarà vincente in caso di rasserenamento. Auspicabile, possibile. Mai scontato.








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